
Risultato paradossale: rende inutili le pratiche di comunicazione gestori e penalizza gli operatori che erogano un servizio di qualità.
Come si legano qualità del servizio idrico, soddisfazione dei cittadini e disponibilità a pagare? È la domanda posta dal Laboratorio Ref nel suo nuovo Position Paper n. 287, intitolato "È possibile "desiderare" un aumento della bolletta dell'acqua?" e disponibile online. Una soddisfazione molto alta nel servizio, si legge nel documento, agisce da inibente della disponibilità a pagare, riducendo l'accettazione sociale di aumenti della tariffa rivolti al miglioramento.
Si tratta, spiega la ricerca, di un risultato doppiamente paradossale: da una parte rende inutili le pratiche di comunicazione orientate a presentare i punti di forza dei gestori, dall’altra penalizza proprio quegli operatori che erogano un servizio di qualità. Per questo, si legge, un'informazione oggettiva sullo stato del servizio e sugli obiettivi futuri è alla base di un miglioramento desiderato dai cittadini.
In questo Position Paper, spiega il Ref, l'obiettivo è quello di parlare del dialogo con i cittadini sul futuro del servizio idrico integrato, che sarà chiamato a farsi carico di numerose questioni emergenti, dagli impatti del cambiamento climatico, al riuso delle acque reflue depurate e affinate, al recupero di energia e nutrienti dai fanghi, ai controlli per la sicurezza dell'acqua potabile e la prevenzione di contaminazioni delle fonti, al potenziamento dei trattamenti di depurazione per rimuovere microinquinanti, come farmaci e microplastiche, alla tutela degli ecosistemi e della biodiversità, ai servizi ecosistemici per la rigenerazione della risorsa idrica.
Un percorso che, si legge, con ogni probabilità richiederà un deciso innalzamento del volume degli investimenti necessari, dagli attuali 60 euro pro-capite all'anno verso un valore almeno doppio, anche superiore ai 100 euro pro-capite, in linea con le migliori esperienze europee.