Acqua, Utilitatis: Italia e Danimarca insieme per ridurre le perdite idriche

19 feb 2025
Dall'introduzione degli smart meters per il monitoraggio a distanza alla distrettualizzazione delle aree: il virtuoso modello danese e i progetti italiani che ne seguono l'esempio. Articolo a cura di Daniela Marmugi.

Raggiungere uno standard comune in tutta l'UE per la segnalazione delle perdite d'acqua: questo l’obiettivo emerso dal “Webinar sulla perdita d'acqua: esperienze dall'Italia e dalla Danimarca”, organizzato dall’ambasciata della Danimarca in Italia, in collaborazione con Utilitatis, durante il quale sono stati evidenziati i diversi approcci dei due paesi nella gestione del problema.

Il convegno online è stato l’occasione per approfondire vari casi di studio: ad illustrare la propria strategia la danese Novafos, una delle più grandi aziende di servizi del paese, e le italiane Iren e Acea, che gestiscono rispettivamente il territorio settentrionale della penisola e l’area della provincia di Roma.

L’evento si è aperto con i saluti di Thomas Rolf Jensen, Water Sector Expert dalla Danimarca, e di Benedetta Sala, Consigliere per il Settore Idrico in Italia.

Il primo a intervenire è stato Mario Rosario Mazzola, Presidente di Utilitatis, che ha condiviso con i partecipanti alcune informazioni su come Danimarca e Italia stanno collaborando nel settore idrico attraverso lo scambio di conoscenze: l’idea di Utilitatis, ha spiegato Mazzola, è quella di essere una porta per introdurre la cooperazione tra istituzioni simili di altre parti d'Europa.

Dorte Skræm, responsabile dell'acqua potabile presso l’associazione DANVA, ha sottolineato come la Danimarca rappresenti un modello particolarmente virtuoso per la riduzione delle perdite idriche: nel 1993, il governo danese ha imposto una tassa sull'acqua potabile erogata e una sanzione per le aziende con perdite d'acqua superiori al 10%, mentre nel 1996 è stato introdotto l’obbligo per tutti i gestori di misurare le proprie perdite idriche.

Il risultato di questa legislazione è che la Danimarca è attualmente in grado di misurare quasi il 100% dell’acqua, e che la quantità media delle perdite per le grandi aziende è pari all’8%, percentuale ben più ridotta rispetto a quella italiana, che si aggira attorno al 42% (dati Istat riferiti al 2022).

Il primo esempio concreto di gestione delle perdite è stato illustrato da Anders Mølgaard Holtze, Senior Specialist – Acqua, pianificazione e progetti di Novafos. Nel dettaglio, l’azienda rileva le perdite grazie a tre fonti: le segnalazioni dei clienti, il rumore acustico, utile nel caso di tubature non visibili, e la suddivisione delle varie aree servite in DMA, piccoli distretti di misurazione.

Fino a quattro anni fa, ha spiegato Holtze, eventuali perdite venivano rilevate confrontando gli input dei consumi alla media dei dati normalmente registrati, ad esempio, per la stessa categoria di utente o edificio. L’introduzione dei contatori intelligenti ha permesso di velocizzare gli interventi, perché questi apparecchi sono in grado di segnalare tempestivamente eventuali anomalie nel suono prodotto dal flusso dell’acqua: grazie a questo sistema, l’operatore è ad oggi in grado di monitorare praticamente tutta la rete, con dati estremamente affidabili.

Anche l’Italia, seppur ancora lontana dai risultati della Danimarca, sta facendo la propria parte per la riduzione delle perdite idriche. Francesco Calza, impiegato presso Iren, ha illustrato gli ultimi risultati raggiunti dall’azienda: lo scorso anno, la multiutility italiana ha coperto 6mila km di ricerca perdite, portando avanti la sostituzione dei contatori tradizionali con i più moderni smart meter e campagne per l’individuazione dei colpi di ariete, picchi di pressione causati da una rapida variazione della velocità del flusso che può portare a rotture della tubazione e a conseguenti perdite.

Come la Danimarca, anche Iren è attivamente impegnata nel controllo delle reti attraverso la distrettualizzazione delle aree servite: l’impiego di un software permette di elaborare i dati trasmessi dai contatori e di calcolare giorno per giorno le dispersioni in volume e il costo delle perdite. Grazie agli sforzi compiuti, l’immesso complessivo annuo nella rete è passato da 296,3 mln di mc nel 2016 a 254,8 mln di mc nel 2024, permettendo un risparmio di circa 40 mln di mc, più o meno la quantità necessaria a servire l’intera provincia di Reggio-Emilia, e di 20 mln di kw/h di energia. In pochi anni, la percentuale di rete monitorata è passata dal 29% al 71,5%.

“Un’azienda come IREN ha circa 1 mln di contatori, quindi il percorso di sostituzione non sarà breve. Interessante la presentazione danese perché rappresenta il futuro di quello che potrebbe essere il monitoraggio in Italia”, ha risposto Calza a una domanda in merito al confronto con la situazione nel paese scandinavo.

Altra realtà italiana impegnata nella ricerca perdite è Acea, il più grande player del Paese nel settore idrico. Roberto Celestini, Head of Business & Process Transformation and Business Services di Acea Ato2, ha approfondito la situazione nell’area di Roma e provincia, dove è presente una popolazione servita pari a circa 3,7 milioni di persone. Si tratta, ha spiegato, di una zona che storicamente ha sempre necessitato di ingenti quantità di acqua, ma è soltanto negli ultimi anni che, a seguito di gravi siccità dovute ai cambiamenti climatici, l’azienda si è vista costretta a ripensare la propria strategia.

Il primo step è stato quello di investire per misurare e quantificare il problema. Una volta analizzata la situazione, il gestore ha introdotto un dipartimento per la gestione dell'acqua potabile, dedicato alla protezione delle fonti idriche e all'introduzione di una maggiore resilienza nel sistema di approvvigionamento, ed è intervenuta portando avanti interventi strategici per estendere e ristrutturare gli acquedotti principali, grazie soprattutto ai finanziamenti europei.

Inoltre, Acea ha introdotto una piattaforma informatica utile a monitorare i distretti idrici anche grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale, e sta attualmente testando l'apprendimento automatico (machine learning) per la manutenzione predittiva delle reti: al 2024, questo tipo di attività ha permesso di ridurre le perdite idriche di oltre 80 mln di mc rispetto ai valori del 2017.

Non può esistere, ha concluso Celestini, un unico approccio che soddisfi al 100% tutte le realtà, perché alcuni territori, come quello di Roma, si trovano ad affrontare sfide geografiche importanti e necessitano di particolare attenzione: l’importante, a detta sua, è non aspettarsi risultati immediati e continuare ad essere costanti nella quantità di sforzi e investimenti.

Articolo di Daniela Marmugi