INTERVISTA. AWARE: Sfruttare il calore della terra: il cammino sostenibile della geotermia

27 feb 2025
Intervista a cura di Monica Dall’Olio

Gli analisti Achille laccarino e Giovanni Remonti di Aware Think Tank hanno risposto alle nostre domande sul futuro della geotermia, partendo dal paper “Sfruttare il calore della Terra: tecnologie, applicazioni e prospettive della geotermia in Italia”, recentemente presentato al Senato su iniziativa del senatore Antonio Salvatore Trevisi.

Un’analisi della geotermia come fonte rinnovabile, delle sue applicazioni e del ruolo nelle politiche energetiche attuali e future, nella quale si propongono soluzioni per lo sviluppo del settore in Italia.

Ancora una volta si sottolinea come la complessità burocratica, dovuta alla frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni, sia uno dei principali ostacoli che ne rallentano la diffusione.

Qual è il principale potenziale della geotermia in Italia e quali sono i settori che potrebbero trarre maggiore beneficio?

Generalmente, in Italia, si associa la geotermia alle soluzioni ad alta entalpia, cioè quelle relative alla generazione di energia elettrica attraverso centrali geotermoelettriche che, in estrema sintesi, convertono il calore in energia elettrica. Tuttavia, a nostro avviso, nei prossimi anni l’applicazione geotermica con maggiore potenzialità di diffusione riguarda le soluzioni a bassa entalpia, cioè quelle che sfruttano direttamente il calore degli strati più superficiali del suolo in usi diretti e.g., pompe di calore geotermiche (GHP). Tali soluzioni godono di condizioni tecnologiche, normative e sociali più agevoli rispetto alle soluzioni ad alta entalpia. Per tale motivo, il settore che si presta a maggiori potenziali benefici dalla diffusione della geotermia è quello relativo al raffreddamento e riscaldamento di edifici industriali e civili. Infatti, le pompe di calore geotermiche sfruttano la temperatura costante del terreno per fornire calore in inverno e raffreddamento in estate. In particolare, questo processo avviene tramite un circuito chiuso di tubazioni interrate, all'interno delle quali circola un fluido termovettore che scambia calore con il terreno. In inverno, il fluido assorbe il calore dal terreno e lo trasferisce all'interno dell'edificio; in estate, il processo viene invertito, e il calore interno viene dissipato nel terreno. L’impiego delle pompe di calore geotermiche (GHP) consente di migliorare significativamente l’efficienza energetica degli edifici, favorendo al contempo una riduzione sensibile dei costi operativi, delle emissioni di gas serra e della dipendenza dalle importazioni di gas dall’estero.

Quali misure concrete suggerite per incentivare gli investimenti nel settore geotermico?

All’interno del nostro report suggeriamo un insieme di misure finalizzate da un lato ad aumentare la capacità geotermoelettrica installata in Italia (oggi 771 MW) e dall’altro a favorire la diffusione di soluzioni a bassa entalpia soprattutto nei territori ad alto potenziale, vedi Campania e Lazio. In particolare, le misure suggerite, di cui ad onore di cronaca si discute da tempo, sono:

  • revisione del PNIEC aumentando l’obiettivo geotermico in termini di capacità installata a 1,295 GW entro il 2030;
  • creazione di un fondo di garanzia specifico per il settore geotermico in materia di rischio esplorativo;
  • semplificazione delle procedure autorizzative per ridurre tempi e incertezze, creando un ambiente più favorevole allo sviluppo di nuovi progetti e all’attrazione di capitali privati;
  • incentivi fiscali e tariffe incentivanti più competitivi rispetto a quelli attuali per i cittadini e imprese di un Comune con impianti geotermoelettrici;
  • definizione di una strategia di comunicazione efficace e strutturata finalizzata ad aumentare la consapevolezza pubblica sulle differenti applicazioni della geotermia ad uso diretto, contribuendo a superare le resistenze culturali e sociali che ancora ostacolano l’espansione di questa tecnologia in molte regioni italiane;
  • promuovere il dialogo tra enti pubblici e privati, insieme a un maggiore coinvolgimento delle comunità locali attraverso eventi di awareness e testimonianze di best practices.

Come potrebbe concretamente funzionare il fondo di garanzia per il settore e quali benefici porterebbe agli investitori?

L’istituzione di un fondo di garanzia per ridurre il rischio esplorativo da sempre trova pareri discordanti. Noi riteniamo che in questa fase storica, caratterizzata dalla necessità impellente di diversificare il mix energetico nazionale, la creazione di un fondo di garanzia che contribuisca a coprire parte dei costi sostenuti dalle aziende nelle prime fasi esplorative, che rappresentano il maggiore rischio finanziario, sia un’azione oltre che di buon senso, necessaria. In dettaglio, la funzione del fondo sarebbe quella di rimborsare parte del capitale investito dalle aziende nei casi di insuccesso delle nuove perforazioni geotermiche. Questo strumento ridurrebbe il rischio d’impresa, faciliterebbe l’accesso al credito e attrarrebbe nuovi investitori, soprattutto PMI e aziende non tradizionalmente attive nel settore.

Quali sono oggi le principali sfide tecniche e normative che ostacolano la diffusione della geotermia in Italia?

Nonostante l’elevato know how in materia di geotermia, questa fonte elettrica e termica, in Italia, sta vivendo una fase di impasse, riconducibile principalmente a quattro tipologie di limitazioni: economiche, tecniche, sociali e politico-normative. In particolare, come anticipato in precedenza in merito al fondo di garanzia, produrre nuova energia elettrica attraverso il calore interno della Terra richiede notevoli investimenti iniziali legati principalmente ai costi di impianto e perforazione per la creazione e gestione di nuove centrali geotermoelettriche. Il funzionamento di questi impianti necessita di perforare il suolo terrestre a km di profondità, tale operazione comporta inevitabilmente complessità tecniche a seconda delle caratteristiche del suolo, non sempre idoneo alla perforazione. A ciò va aggiunto il tristemente noto fenomeno del NIMBY (“Not In My Back Yard”) che in molte circostanze rappresenta un ostacolo alla realizzazione di centrali geotermiche, e.g. Monte Amiata. Infine, a corollario, è doveroso segnalare come la modifica del Titolo V della Costituzione che ha conferito titolarità alle regioni nella gestione delle risorse geotermiche, abbia determinato ulteriore complessità ed eterogeneità.

Quali sono gli ostacoli burocratici più rilevanti e come potrebbero essere superati per favorire una più rapida adozione della geotermia?

Uno dei principali ostacoli che rallentano la diffusione della geotermia in Italia è la complessità burocratica, dovuta alla frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni. Oggi, ogni Regione ha regole diverse per la gestione delle risorse geotermiche, con procedure di autorizzazione che spesso risultano lunghe e imprevedibili. Questo crea incertezza per chi vuole investire nel settore, scoraggiando lo sviluppo di nuovi impianti. Per superare queste difficoltà, è fondamentale semplificare l’iter autorizzativo e adottare un sistema più uniforme a livello nazionale, che riduca i tempi di approvazione e offra maggiore chiarezza a imprese e investitori. Ad esempio, durante il nostro evento di presentazione del report, alcuni relatori hanno discusso della possibilità di nominare un commissario straordinario per la geotermia con deleghe ad hoc per accelerare lo sviluppo del settore.

Quali sono le best practice a livello europeo che l’Italia dovrebbe adottare?

La Francia ha avviato un piano d’azione integrato per accelerare lo sviluppo della geotermia (https://www.geothermies.fr/), semplificando le normative, facilitando l'accesso alle agevolazioni fiscali e incentivando il teleriscaldamento. Anche l'Islanda, a partire dagli anni 2000, ha reso la geotermia un pilastro fondamentale del suo mix energetico, raggiungendo capacità simili a quelle italiane, sostenuta anche da un'ampia accettazione sociale. Se l’Italia adottasse un approccio simile, combinando semplificazione normativa, incentivi e ricerca, potrebbe sfruttare meglio il suo potenziale geotermico e ridurre la dipendenza energetica.

L’evento di presentazione dello studio presso il Senato della Repubblica il 5 febbraio scorso.