Ue, Commissione esorta Italia e altri 7 Stati ad accelerare autorizzazione rinnovabili

17 feb 2025
Gli Stati che non hanno recepito nel diritto nazionale le norme stabilite nella Direttiva (Ue) 2023/2413, hanno ora 2 mesi di tempo per adottare le misure necessarie.

Esortati dalla Commissione europea otto paesi, fra cui l'Italia (insieme a Bulgaria, Spagna, Francia, Cipro, Paesi Bassi, Slovacchia e Svezia), a recepire le norme Ue che accelerano le procedure di autorizzazione per i progetti di energia rinnovabile: la notizia arriva nell'aggiornamento di febbraio sulle decisioni adottate dalla commissione.

Nel dettaglio la Commissione, spiega un comunicato, ha deciso di inviare pareri motivati per non aver recepito nel diritto nazionale le norme stabilite nella Direttiva (Ue) 2023/2413, che modifica la Direttiva sulle energie rinnovabili del 2018/2001 introducendo nuove regole per semplificare e abbreviare le procedure di autorizzazione sia per i progetti di energia rinnovabile sia per le infrastrutture necessarie all'integrazione della capacità aggiuntiva nel sistema elettrico.

Inoltre, si legge, il documento prevede limiti di tempo chiari per le procedure di rilascio dei permessi, specifici per tecnologie o tipi di progetti, e introduce la presunzione che i progetti di energia rinnovabile, lo stoccaggio e le infrastrutture di rete correlate siano di interesse pubblico prioritario: il termine per recepire queste disposizioni era il 1 luglio 2024.

A settembre 2024, informa la nota, la Commissione aveva inviato lettere di costituzione in mora a 26 Stati membri per il mancato recepimento completo della Direttiva. Dopo aver esaminato le risposte di otto Stati membri, la Commissione ha deciso di emettere pareri motivati a Spagna, Italia, Cipro, Slovacchia e Svezia per non aver notificato le misure di recepimento e a Bulgaria, Francia e Paesi Bassi per non aver fornito informazioni sufficientemente chiare e precise su come le loro misure nazionali recepissero ciascuna disposizione della Direttiva.

Gli otto Stati membri, si legge, hanno ora due mesi di tempo per rispondere e adottare le misure necessarie: in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire i casi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.